Le prossime elezioni regionali e le prospettive del centro-sinistra La Regione Lazio si avvia alla conclusione di una legislatura che può segnare al suo attivo una serie di importanti risultati sul fronte dei diritti dei cittadini, della difesa della sanità pubblica dopo i guasti arrecati dalla gestione Storace, della politica ambientale e del lavoro. I socialisti, in quest’ambito, hanno dato il loro contributo, specialmente nel campo delle politiche sociali e della nuova legge per gli immigrati. I rischi e la crisi del centro-sinistra nel Lazio non derivano dalle difficoltà di governo, quasi sempre adeguatamente affrontate, ma da ragioni interne al sistema dei partiti e dei loro gruppi dirigenti. La recente vicenda personale di Piero Marrazzo è stata evidentemente un duro colpo per tutti noi: Marrazzo ha perlomeno avuto il buon senso di ammettere le proprie debolezze e di presentare immediate dimissioni, a differenza di quanto avvenuto in altri casi, non escluso quello dello stesso Presidente del Consiglio, che pure riguardavano comportamenti sì privati, ma inopportuni per chi riveste cariche di governo. Adesso occorre ricostituire, sulla base dei risultati raggiunti, non la credibilità delle politiche del governo regionale, che non sono state affatto messe in discussione dalla vicenda umana di Marrazzo, ma l’immagine e il messaggio del centro-sinistra, con un nuovo candidato presidente.
Occorre anche avviare quanto prima, in modo esplicito e trasparente, il confronto politico e di programma che miri ad allargare la coalizione di centro sinistra all’UDC. Il Partito socialista è favorevole a primarie di coalizione, che dovranno far emergere un candidato che non sia l’ennesimo personaggio mediatico prestato alla politica, bensì che abbia maturato una concreta e diretta conoscenza dei complessi problemi della regione oltre ad una correttezza e serietà, nei metodi e nei comportamenti, lontana da ogni improvvisazione. Sinistra e Libertà e il ruolo dei socialisti Va respinta con grande chiarezza e forza ogni interpretazione strumentale che attribuisca ai socialisti la responsabilità dello stato di gravissima crisi nella quale versa il progetto di Sinistra e Libertà.
Il Partito Socialista a livello nazionale ha promosso e concepito, assieme alle altre forze di sinistra e verdi, questo progetto chiarendo tuttavia fin dall’inizio e in ogni sede che SeL non avrebbe potuto trasformarsi in tempi brevi in un partito politico e che il PSI non era disponibile al proprio scioglimento. L’insistenza degli altri partners su questi punti è stato il principale fattore di crisi. Anche a livello regionale l’impegno socialista è stato massimo, in particolare nelle elezioni europee, che hanno visto, tra l’altro, il forte impegno di candidati socialisti del Lazio. La crisi del progetto nella nostra regione ha responsabilità precise: quelle di chi ha cercato a tutti i costi di trasformare SeL in un piccolo “partito unico”. Un tentativo non solo contradditorio con quello della “Nuova Sinistra Italiana”, ma anche destinato al fallimento per sua intrinseca natura: è impossibile costringere in una camicia di forza la pluralità della tradizioni e delle esperienze che hanno dato vita a Sinistra e Libertà.
Trasformare SeL in un partitino significa consegnarlo a un destino insignificante: se non è un progetto ampio, federativo, riformista e plurale, non ha alcun interesse per gli elettori e non può costituire, a sinistra, un alternativa a Pd e Rifondazione. Anzi, senza i socialisti, sarà destinato inevitabilmente a rifluire verso quest’ultima, invece di procedere in avanti. A chi ha cercato di dare a SeL una nuova “identità unica”, rispondiamo tranquillamente che la nostra identità è quella di socialisti democratici europei, in cerca di migliori strumenti per le nostre battaglie, non di elucubrazioni identitarie. La ricchezza di SeL stava appunto nelle sue diverse identità e culture, nel rifuggire dalla retorica del nuovo a tutti i costi, dall’autosufficienza, che se per il PD di Veltroni è stata arroganza, per SeL sarebbe patetico velleitarismo. Nel Lazio, in particolare, abbiamo assistito ad un processo alquanto peculiare, con la convocazione di assemblee “spontanee” che si pretendeva votassero a maggioranza dei presenti, in assenza di alcun valido meccanismo di delega e di una platea di iscritti inesistente, una vera e propria deformazione della democrazia rappresentativa.
Al tempo stesso, scompariva ogni elaborazione politica, con nostra grande frustrazione, e tutto si avvitava attorno a organigrammi, tesseramenti annunciati, assemblee di militanti e quadri, che annunciavano di rappresentare una “base” che al contrario, dopo le speranze delle europee, assisteva sconcertata o disinteressata a quella che lo stesso documento della direzione nazionale di Sinistra Democratica ha definito una deriva “politicista”. A questo si è aggiunto un atteggiamento decisamente provocatorio, mirato all’espulsione dei socialisti da questo ristretto processo decisionale assemblearistico. Una vera e propria gragnuola di insulti si è sollevata, specialmente via web, per accusare i socialisti di ogni cosa creando disorientamento e sconcerto tra gli stessi nostri militanti .
Il Partito socialista non ha alcuna intenzione di autosufficienza, tanto meno di settarismo, ed ha ben chiara l’importanza che avrebbe il progetto di una “Nuova Sinistra”, se tornasse all’ispirazione iniziale, fatta di disponibilità, apertura, mutuo rispetto. Esprimiamo l’auspicio che le componenti di SeL che sentono la necessità di costituirsi in partito organizzato della sinistra di tradizione postcomunista, esattamente come noi sentiamo la necessità di mantenere il nostro partito, possano organizzarsi autonomamente, per poi tornare al dialogo ed eventualmente anche a rinnovate forme di collaborazione superando diatribe, veti e personalismi. La nostra mano rimane tesa, la nostra disponibilità massima. L’impegno per le prossime elezioni Il nostro partito, con coraggio ed orgoglio, si presenterà alle elezioni regionali del Lazio con il simbolo del Partito Socialista Italiano e propri candidati in appoggio al candidato presidente che sarà espressione del centro sinistra.
Ci rivolgiamo non soltanto all’elettorato socialista per così dire “storico”, ma anche agli elettori di Sinistra e Libertà che troveranno nella nostra lista una garanzia di continuità dei contenuti programmatici in cui hanno creduto in occasione delle europee, e al popolo dei delusi, degli astenuti, dei critici della sinistra così com’è. Le nostre liste accoglieranno amministratori ed esponenti della società civile, donne e uomini, militanti ed esterni al partito. Vi è la necessità di un grande sforzo unitario dei socialisti del Lazio. Per questo ribadiamo, per coloro che hanno avuto a cuore l’esperimento federativo di questi mesi, che rafforzare il Partito Socialista vuol dire rafforzare anche, in prospettiva, la nostra capacità di aggregare e federare. Chi invece temeva una perdita di autonomia può sentirsi rassicurato, e tornare a partecipare con rinnovato slancio.
E’ evidente che il PS nel Lazio c’è e lavora, e non c’è più alcuna giustificazione per espedienti quali liste civiche o “del presidente” in cui collocare candidati, con machiavellismi e opportunismi da rifiutare nettamente. E’ necessario, comunque, in primo luogo, rivolgersi non alla minoranza di addetti ai lavori che decifra segnali e codici della politica “politicista”, ma rivolgersi ai cittadini ed alle cittadine con estrema chiarezza: parlare delle nostre soluzioni ai problemi della sanità, del lavoro, dell’ambiente. Interpretare, partendo dalle regioni, il crescente disagio che gli italiani e le italiane avvertono per un governo Berlusconi inadeguato e fallimentare, oltre che oggi, sull’orlo della crisi politica. Ancor più inadeguato sarebbe, nel Lazio, il ritorno del centrodestra: se il ricordo di Storace dice tutto, in termini di cattiva gestione della cosa pubblica, coloro che oggi il PDL annuncia come propri alfieri non promettono niente di meglio, rispetto a un passato già conosciuto.
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