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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Di Admin (del 18/11/2008 @ 16:00:38, in psroma, linkato 180 volte)
Tesseramento 2008
La passione per la battaglia politica, di ognuno di noi, accompagnata da grande spirito di sacrificio consente al Partito Socialista di continuare a vivere. La consapevolezza che l’Italia ha ancora bisogno di una forza socialista, moderna, europea e riformista non farà mai affievolire questa passione che è la vera forza del socialismo italiano.
Vogliamo costruire un partito nuovo, e lo facciamo partendo dal punto più basso della sua storia dopo una sconfitta elettorale che per la prima volta vede l’assenza dei socialisti nel Parlamento Italiano.
Il Partito Socialista ha bisogno del tuo aiuto.
Il 30 novembre è il termine di chiusura del tesseramento, per molti sarà un rinnovo ma confidiamo nell’adesione di tanti nuovi iscritti. L’appello deve essere che ogni vecchio iscritto, non solo rinnovi la sua tessera, ma senta il dovere di presentarne uno nuovo.
Il 2009 sarà un anno decisivo per le sorti dell’Italia e della comunità socialista. Quanti più saremo tanto più potremo rendere concreta le possibilità di raggiungere i risultati che ci siamo prefissi e che sono alla nostra portata.
Per iscriversi al Partito occorre:
utilizzare un normale c/c postale
scrivere il n° 91345454
intestarlo a: Partito Socialista
nello spazio “casuale di versamento” scrivere:
quota adesione 2008
data e luogo di nascita
indirizzo, telefono, ed e-mail
P.S.
I vecchi iscritti hanno già ricevuto il modulo prestampato per il rinnovo, qualora non ne siamo in possesso, potranno utilizzare un normale c/c postale.
Comunque ognuno poi richiedere alla federazione, o a me direttamente, un modulo prestampato e sarà nostra cura farlo recapitare.
Fraterni saluti
Atlantide Di Tommaso
Di Admin (del 15/11/2008 @ 11:43:15, in psroma, linkato 140 volte)
Di Admin (del 06/11/2008 @ 18:56:53, in psroma, linkato 119 volte)
«Di socialisti come Francesco "Cecchino" Principe l'Italia avrebbe ancora tanto bisogno, per la sua capacità politica e amministrativa, per la lunga militanza in Parlamento e al Governo, per le sue qualità umane indimenticabili. Ci mancherà». Così Riccardo nencini ha ricordato l'ex amministratore calabrese e parlamentare socialista Francesco Principe, scomparso all'età di 90 anni. Nencini ha inviato alla famiglia Principe un telegramma di condoglianze a nome di tutti i socialisti italiani.
Cecchino Questo non è, almeno non vuol essere, un "coccodrillo". A Cecchino, peraltro, all'occorrenza, rétore come pochi altri, al Cecchino "non pubblico" non sarebbe piaciuto. Anzi, siccome era (e molto) superstizioso, avrebbe cominciato, utilizzando un lessico vernacolare tanto greve quanto colorito, uno show a base di toccamenti e corna, fino al punto di suscitare un'irrefrenabile ilarità dei presenti. E' giusto ricordare Francesco Principe che, ci dicono, a 90 anni suonati, non aveva alcuna intenzione di "mollare" con il doveroso rispetto e il rimpianto dovuto ad un grande socialista, ad uno straordinario amministratore, maestro nell'arte del "fare" in una regione complessa e difficile come la Calabria (basterebbe recarsi a Rende, la "sua" Rende, per capire il valore e lo spessore del personaggio). Ma oggi che non c'è più, pare più appropriato ricordare soprattutto il suo inimitabile e schietto tratto umano, qualità oggi davvero molto ma molto rara. Ciao Cecchino! EP
Di Admin (del 06/11/2008 @ 12:37:11, in psroma, linkato 97 volte)
Ciao Chicago!
Se ancora c'è qualcuno che dubita che l'America non sia un luogo nel quale nulla è impossibile, che ancora si chiede se il sogno dei nostri padri fondatori è tuttora vivo in questa nostra epoca, che ancora mette in dubbio il potere della nostra democrazia, questa notte ha avuto le risposte che cercava. La risposta sono le code che si sono allungate fuori dalle scuole e dalle chiese con un afflusso che la nazione non aveva mai visto finora. La risposta sono le persone, molte delle quali votavano per la prima volta, che hanno atteso anche tre o quattro ore in fila perché credevano che questa volta le cose dovessero andare diversamente, e che la loro voce potesse fare la differenza. La risposta è la voce di giovani e vecchi, ricchi e poveri, Democratici e Repubblicani, neri, bianchi, ispanici, asiatici, nativi d'America, gay, eterosessuali, disabili e non disabili: tutti americani che hanno inviato al mondo il messaggio che noi non siamo mai stati un insieme di Stati Rossi e Stati Blu. Noi siamo e sempre saremo gli Stati Uniti d'America. La risposta è ciò che ha spinto a farsi avanti coloro ai quali per così tanto tempo è stato detto da così tante persone di essere cinici, impauriti, dubbiosi di quello che potevano ottenere mettendo di persona mano alla Storia, per piegarla verso la speranza di un giorno migliore. È occorso molto tempo, ma stanotte, finalmente, in seguito a ciò che abbiamo fatto oggi, con questa elezione, in questo momento preciso e risolutivo, il cambiamento è arrivato in America. Poco fa, questa sera ho ricevuto una telefonata estremamente cortese dal Senatore McCain. Il Senatore McCain ha combattuto a lungo e con forza in questa campagna, e ha combattuto ancora più a lungo e con maggiore forza per il Paese che ama. Ha affrontato sacrifici per l'America che la maggior parte di noi nemmeno immagina e noi oggi stiamo molto meglio anche grazie al servizio reso da questo leader coraggioso e altruista. Mi congratulo con lui e con la governatrice Palin per tutto quello che hanno ottenuto, e non vedo l'ora di lavorare con loro per rinnovare nei prossimi mesi la promessa di questa nazione. Voglio qui ringraziare il mio partner in questa avventura, un uomo che ha fatto campagna elettorale col cuore, parlando per le donne e gli uomini con i quali è cresciuto nelle strade di Scranton ... ... con i quali ha viaggiato da pendolare ogni giorno per tornare a casa propria nel Delaware, il vice-presidente eletto degli Stati Uniti Joe Biden. Io non sarei qui questa sera senza il sostegno continuo della mia migliore amica degli ultimi sedici anni... ... la roccia della mia famiglia, l'amore della mia vita, la prossima first lady della nazione... ... Michelle Obama. Sasha and Malia... ... vi amo entrambe moltissimo e ... vi siete guadagnate il cucciolo ... che verrà con noi alla Casa Bianca... E mentre siamo qui e lei non è più con noi, so che mia nonna ci sta guardando, insieme a tutta la famiglia che ha fatto di me ciò che io sono. In questa sera così unica mi mancano tutti, e so che il mio debito verso di loro non è neppure quantificabile. A mia sorella Maya, mia sorella Alma, tutti i miei fratelli e le mie sorelle, voglio dire grazie per il sostegno che mi avete dato. Vi sono veramente molto grato. Al manager della mia campagna David Plouffe... ... il protagonista senza volto di questa campagna che ha messo insieme la migliore campagna elettorale - credo - nella Storia degli Stati Uniti d'America. al mio capo stratega David Axelrod... ... che è stato mio partner in ogni fase di questo lungo cammino... proprio il miglior team di una campagna elettorale mai messo insieme nella storia della politica... ... voi avete reso possibile tutto ciò, e io vi sarò eternamente grato per i sacrifici che avete affrontato per riuscirci. Ma più di ogni altra cosa, non dimenticherò mai a chi appartiene veramente questa vittoria: appartiene a voi. Io non sono mai stato il candidato più ideale per questa carica. Non abbiamo mosso i primi passi nella campagna elettorale con finanziamenti o appoggi ufficiali. La nostra campagna non è stata pianificata nelle grandi sale di Washington, ma nei cortili di Des Moines, nei tinelli di Concord, sotto i portici di Charleston. È stata realizzata da uomini e donne che lavorano, che hanno attinto ai loro scarsi risparmi messi da parte per offrire cinque dollari, dieci dollari, venti dollari alla causa. Il movimento ha preso piede e si è rafforzato grazie ai giovani, che hanno rigettato il mito dell'apatia della loro generazione... ... che hanno lasciato le loro case e le loro famiglie per un'occupazione che offriva uno stipendio modesto e sicuramente poche ore di sonno; ai non più tanto giovani che hanno sfidato il freddo pungente e il caldo più soffocante per bussare alle porte di perfetti sconosciuti; ai milioni di americani che si sono adoperati come volontari, si sono organizzati, e hanno dimostrato che a distanza di oltre due secoli, UN GOVERNO DEL POPOLO, FATTO DAL POPOLO E PER IL POPOLO non è sparito dalla faccia di questa Terra. Questa è la vostra vittoria... So che quello che avete fatto non è soltanto vincere un'elezione e so che non l'avete fatto per me. Lo avete fatto perché avete compreso l'enormità del compito che ci sta di fronte. Perché anche se questa sera festeggiamo, sappiamo che le sfide che il futuro ci presenterà sono le più ardue della nostra vita: due guerre, un pianeta in pericolo, la peggiore crisi finanziaria da un secolo a questa parte. Anche se questa sera siamo qui a festeggiare, sappiamo che ci sono in questo stesso momento degli americani coraggiosi che si stanno svegliando nei deserti iracheni, nelle montagne dell'Afghanistan dove rischiano la loro vita per noi. Ci sono madri e padri che resteranno svegli dopo che i loro figli si saranno addormentati e si arrovelleranno chiedendosi se ce la faranno a pagare il mutuo o il conto del medico o a mettere da parte abbastanza soldi per pagare il college. Occorre trovare nuova energia, creare nuovi posti di lavoro, costruire nuove scuole. Occorre far fronte a nuove sfide e rimettere insieme le alleanze. La strada che ci si apre di fronte sarà lunga. La salita sarà erta. Forse non ci riusciremo in un anno e nemmeno in un solo mandato, ma America! Io non ho mai nutrito maggiore speranza di quanta ne nutro questa notte qui insieme a voi. Io vi prometto che noi come popolo ci riusciremo! Ci saranno battute d'arresto e false partenze. Ci saranno molti che non saranno d'accordo con ogni decisione o ogni politica che varerò da Presidente e già sappiamo che il governo non può risolvere ogni problema. Ma io sarò sempre onesto con voi in relazione alle sfide che dovremo affrontare. Vi darò ascolto, specialmente quando saremo in disaccordo. E soprattutto, vi chiedo di unirvi nell'opera di ricostruzione della nazione nell'unico modo con il quale lo si è fatto in America per duecentoventi anni, ovvero mattone dopo mattone, un pezzo alla volta, una mano callosa nella mano callosa altrui. Ciò che ha avuto inizio ventuno mesi fa, nei rigori del pieno inverno, non deve finire in questa notte autunnale. La vittoria in sé non è il cambiamento che volevamo, ma è soltanto l'opportunità per noi di procedere al cambiamento. E questo non potrà accadere se faremo ritorno allo stesso modus operandi. Il cambiamento non può aver luogo senza di voi. Troviamo e mettiamo insieme dunque un nuovo spirito di patriottismo, di servizio e di responsabilità, nel quale ciascuno di noi decida di darci dentro, di lavorare sodo e di badare non soltanto al benessere individuale, ma a quello altrui. Ricordiamoci che se mai questa crisi finanziaria ci insegna qualcosa, è che non possiamo avere una Wall Street prospera mentre Main Street soffre: in questo Paese noi ci eleveremo o precipiteremo come un'unica nazione, come un unico popolo. Resistiamo dunque alla tentazione di ricadere nelle stesse posizioni di parte, nella stessa meschineria, nella stessa immaturità che per così tanto tempo hanno avvelenato la nostra politica. Ricordiamoci che c'è stato un uomo proveniente da questo Stato che ha portato per la prima volta lo striscione del partito Repubblicano alla Casa Bianca, un partito fondato sui valori della fiducia in sé, della libertà individuale, dell'unità nazionale. Sono questi i valori che abbiamo in comune e mentre il partito Democratico si è aggiudicato una grande vittoria questa notte, noi dobbiamo essere umili e determinati per far cicatrizzare le ferite che hanno finora impedito alla nostra nazione di fare passi avanti. Come Lincoln disse a una nazione ancora più divisa della nostra, "Noi non siamo nemici, ma amici, e anche se le passioni possono averlo allentato non dobbiamo permettere che il nostro legame affettivo si spezzi". E a quegli americani il cui supporto devo ancora conquistarmi, dico: forse non ho ottenuto il vostro voto, ma sento le vostri voci, ho bisogno del vostro aiuto e sarò anche il vostro presidente. A coloro che ci guardano questa sera da lontano, da oltre i nostri litorali, DAI PARLAMENTI E DAI PALAZZI, a coloro che in vari angoli dimenticati della Terra si sono ritrovati in ascolto accanto alle radio, dico: le nostre storie sono diverse, ma il nostro destino è comune e una nuova alba per la leadership americana è ormai a portata di mano. A coloro che invece vorrebbero distruggere questo mondo dico: vi sconfiggeremo. A coloro che cercano pace e tranquillità dico: vi aiuteremo. E a coloro che si chiedono se la lanterna americana è ancora accesa dico: questa sera noi abbiamo dimostrato ancora una volta che la vera forza della nostra nazione non nasce dalla potenza delle nostre armi o dal cumulo delle nostre ricchezze, bensì dalla vitalità duratura dei nostri ideali: democrazia, libertà, opportunità e tenace speranza. Perché questo è il vero spirito dell'America: l'America può cambiare. La nostra unione può essere realizzata. E quello che abbiamo già conseguito deve darci la speranza di ciò che possiamo e dobbiamo conseguire in futuro. In queste elezioni si sono viste molte novità e molte storie che saranno raccontate per le generazioni a venire. Ma una è nella mia mente più presente di altre, quella di una signora che ha votato ad Atlanta. Al pari di molti altri milioni di elettori anche lei è stata in fila per far sì che la sua voce fosse ascoltata in questa elezione, ma c’è qualcosa che la contraddistingue dagli altri: Ann Nixon Cooper ha 106 anni. È nata a una sola generazione di distanza dalla fine della schiavitù, in un'epoca in cui non c'erano automobili per le strade, né aerei nei cieli. A quei tempi le persone come lei non potevano votare per due ragioni fondamentali, perché è una donna e per il colore della sua pelle. Questa sera io ripenso a tutto quello che lei deve aver visto nel corso della sua vita in questo secolo in America, alle sofferenze e alla speranza, alle battaglie e al progresso, a quando ci è stato detto che non potevamo votare e alle persone che invece ribadivano questo credo americano: Yes, we can. Nell'epoca in cui le voci delle donne erano messe a tacere e le loro speranze soffocate, questa donna le ha viste alzarsi in piedi, alzare la voce e dirigersi verso le urne. Yes, we can. Quando c'era disperazione nel Dust Bowl (la zona centro meridionale degli Stati Uniti divenuta desertica a causa delle frequenti tempeste di vento degli anni Trenta, NdT) e depressione nei campi, lei ha visto una nazione superare le proprie paure con un New Deal, nuovi posti di lavoro, un nuovo senso di ideali condivisi. Yes, we can. Quando le bombe sono cadute a Pearl Harbor, e la tirannia ha minacciato il mondo, lei era lì a testimoniare in che modo una generazione seppe elevarsi e salvare la democrazia. Yes, we can. Era lì quando c'erano gli autobus di Montgomery, gli idranti a Birmingham, un ponte a Selma e un predicatore di Atlanta che diceva alla popolazione : "Noi supereremo tutto ciò". Yes, we can. Un uomo ha messo piede sulla Luna, un muro è caduto a Berlino, il mondo intero si è collegato grazie alla scienza e alla nostra inventiva. E quest'anno, per queste elezioni, lei ha puntato il dito contro uno schermo e ha votato, perché dopo 106 anni in America, passati in tempi migliori e in ore più cupe, lei sa che l'America può cambiare. Yes, we can. America, America: siamo arrivati così lontano. Abbiamo visto così tante cose. Ma c'è molto ancora da fare. Quindi questa sera chiediamoci: se i miei figli avranno la fortuna di vivere fino al prossimo secolo, se le mie figlie dovessero vivere tanto a lungo quanto Ann Nixon Cooper, a quali cambiamenti assisteranno? Quali progressi avremo fatto per allora? Oggi abbiamo l'opportunità di rispondere a queste domande. Questa è la nostra ora. Questa è la nostra epoca: dobbiamo rimettere tutti al lavoro, spalancare le porte delle opportunità per i nostri figli, ridare benessere e promuovere la causa della pace, reclamare il Sogno Americano e riaffermare quella verità fondamentale: siamo molti ma siamo un solo popolo. Viviamo, speriamo, e quando siamo assaliti dal cinismo, dal dubbio e da chi ci dice che non potremo riuscirci, noi risponderemo con quella convinzioni senza tempo e immutabile che riassume lo spirito del nostro popolo: Yes, We Can. Grazie. Dio vi benedica e possa benedire gli Stati Uniti d'America.
Di Admin (del 05/11/2008 @ 17:21:17, in psroma, linkato 70 volte)
Un appello pubblicato questa mattina del capogruppo dei socialisti europei all'Europarlamento Martin Schulz, chiede che il nuovo presidente degli Usa metta al centro della sua agenda politica il rafforzamento del legame tra Unione europea e Stati Uniti. Schulz sottolinea che il presidente uscente George W. Bush ha «sprecato il potenziale degli Usa per il progresso globale con il suo approccio unilaterale e non condiviso, in temi come quello della sicurezza». «Il nuovo presidente dovrebbe fare un gesto simbolico immediato, annunciando la chiusura del centro di detenzione di Guantanamo e l'abbandono dell'installazione di missili in Polonia e nella repubblica ceca», ha affermato Schulz, secondo il quale «le tensioni e divisioni causate dalle politiche del regime di Bush su questioni così importanti come la stabilità e il cambio climatico devono ora essere relegate al passato».
Di Admin (del 04/11/2008 @ 15:30:05, in psroma, linkato 67 volte)
di Giacomo Bortone*
Premessa - La realizzazione di un processo educativo efficace e significativo comporta il fronteggiamento di situazioni e contingenze educative che impegnano genitori, insegnanti e bambini. Famiglia e scuola sono le prime forme di organizzazione sociale con cui il bambino entra in contatto; entrambe, nei rispettivi ruoli, nell’adempiere alla funzione educativa consentono all’intera società di crescere e svilupparsi in armonia, arginando fenomeni, come quello della devianza, che potrebbero costituire una minaccia all’integrità e alla serenità di un popolo civile.
La scuola in questi ultimi anni ha visto un progressivo aumento delle proprie funzioni, che hanno contribuito ad estendere in misura sempre maggiore il suo ruolo sociale. In particolare la scuola elementare, con il prolungamento della durata legale della scolarità, ha permesso a intere generazione di allievi di socializzare con una maggiore facilità e integrarsi proficuamente nel tessuto sociale. Inoltre, ha rinfrancato le famiglie dall’obbligo di dover trovare un posto sicuro dove poter trattenere i propri figli durante le ore lavorative pomeridiane. Ma quel posto sicuro è divenuto una vera e propria fucina di opportunità di crescita, grazie allo sforzo e alla fatica di chi ha profuso ogni energia per elaborare al meglio i contenuti delle riforme scolastiche, prima fra tutte quella dell’insegnamento modulare.
Ma il ruolo della scuola, negli ultimi anni in particolare, si è esteso anche in profondità cioè nelle modalità stesse dell’azione da essa esercitate. Le sue funzioni, sociale e morale, si sono sviluppate ampiamente; si è superata la tradizionale distinzione tra istruzione ed educazione, peraltro da sempre artificiosa e stucchevole, nella direzione della promozione di una formazione integrale della personalità. Ai vecchi obiettivi di un’alfabetizzazione di base si è sostituita una finalità generale coincidente con l’edificazione di personalità biologicamente, psicologicamente e socialmente integrate. Quantunque l’avvicendamento ai vertici del ministero della Pubblica Istruzione abbia comportato un continuo depauperamento di tali istanze progressiste, culminato nell’ultimo decreto a firma dell’attuale ministro che, di fatto, riduce il numero degli insegnanti e dunque il tempo pieno nella scuola primaria, quest’ultima ha continuato indefessamente la sua azione occupando spazi sempre maggiori rispetto a quelli della famiglia. La domanda sorge spontanea: è possibile far ritornare la scuola pubblica alle condizioni e ai precetti di epoche ormai superate abbondantemente dal progresso sociale e tecnologico, nonché dallo sviluppo di un tessuto sociale complesso come quello attuale? L’implicita risposta impone un’attenta riflessione sull’importanza e sulla centralità del maestro nella scuola odierna. Ma ancora di più induce a ragionare sulla necessità di affidare una fondamentale funzione sociale a un team composto da professionisti. Gli educatori maestri devono possedere una grande conoscenza della psicologia del bambino e dei suoi comportamenti affettivi; dovranno conoscere i genitori del bambino, prevedere le loro caratteristiche particolarità, conoscere comprendere l’ambiente sociale in cui è inserito il loro allievo. L’insieme di tutte le informazioni che il team elaborerà circa l’identità sociale e psicologica di ogni suo allievo gli permetteranno di comprendere meglio le difficoltà e gli eventuali disagi vissuti. L’efficacia dell’intervento educativo e didattico, deve condurci inevitabilmente a considerare l’enorme carico e la grande portata sociale della figura del maestro ma solo nella dimensione di una collegialità che ha ragione di essere in relazione alla complessità della società odierna e alle nuove esigenze di sviluppo e progresso. Malgrado ciò la realtà è diversa; campagne millantatorie e oscurantiste hanno consentito il generarsi di un’opinione che ha gradatamente relegato questa importante figura sociale ai margini della produttività assegnandole compiti di custodia e controllo. Le responsabilità sono sotto gli occhi di tutti, basti osservare i contenuti delle circolari ministeriali e delle contrattazioni tra sindacati di categoria e organi di governo. Possiamo continuare a definire civile una società che, nei fatti, mostra continuamente un completo disinteresse al destino culturale, morale e sociale dei propri figli? Il processo di depauperamento delle potenzialità di sviluppo sociale intrinseche della scuola primaria è iniziato sin dagli anni ’90 ed è culminato nel famigerato Decreto-legge 1 settembre 2008, n. 137 che porta il nome dell’attuale ministro della pubblica istruzione in carica, On. Mariastella Gelmini.
Alcune delle novità più importanti della Legge - Mentre al Senato veniva approvato il maxiemendamento alla manovra economica che contiene tagli alla scuola pubblica per quasi 8 miliardi di euro nei prossimi tre anni e una riduzione di personale di 129.500 unità, di cui 87.000 docenti e 42.500 Ata, nei primi giorni di Agosto, su proposta del ministro Gelmini, il Consiglio dei ministri ha varato un Decreto Legge "Disposizioni in materia di istruzione, università e ricerca" che, in nome del "rigore e della serietà" e della "lotta contro la violenza e il bullismo", mira a cancellare ogni residuo spazio democratico conquistato in anni di lotte dal movimento studentesco e riporta la scuola pubblica ai tempi bui del ventennio mussoliniano. Inoltre, l’incombente avvio dell’anno scolastico e l'incertezza sui tempi dell'iter parlamentare del decreto hanno indotto il ministro a chiedere e ottenere, in un Consiglio dei Ministri dell’Agosto scorso, la corsia preferenziale della decretazione d'urgenza per rendere subito operative, a partire dall'anno scolastico 2008/2009, alcuni provvedimenti contenuti nel decreto legge, inerenti il ritorno alla figura del maestro unico alle elementari; il "rafforzamento" dello studio dell' "Educazione civica"; la reintroduzione del voto in condotta in tutti gli istituti di primo e secondo grado e la riforma della "carta dello studente" che prevede, fra l'altro, la stipula di una sorta di "patto educativo di corresponsabilità" tra scuole e famiglie. Come non vedere in quest’ultima misura un malcelato obiettivo di contenere e arginare le azioni del movimento studentesco e costituire un potente deterrente dissuasivo contro gli studenti più progressisti e avanzati forieri di “sovversive manifestazioni destabilizzanti l’ordine pubblico”? Il governo Berlusconi ha, inoltre, posto la fiducia sul decreto per scongiurare ogni possibile ritardo o forma di contrapposizione in seno al Parlamento. È con un colpo basso di tale portata che si è riusciti a cancellare una delle conquiste del Movimento studentesco del '77, ossia la legge 517 del '77 che riformò il sistema di valutazione degli studenti e spazzò via le odiose classe differenziali (questione attualissima, dopo le sortite infelici di alcuni onorevoli della maggioranza al governo ), il voto di condotta nelle scuole medie e elementari e introdusse i giudizi analitici al posto dei voti. Insieme al ripristino degli esami di riparazione (il sistema dei crediti) a Settembre, reintrodotti per decreto nella scorsa primavera dal governo di centro-sinistra, a partire dal prossimo anno scolastico in tutte le scuole di ogni ordine e grado sarà introdotta anche una nuova pagella con i voti espressi in decimi. Per il momento solo nelle elementari ci sarà un sistema misto: numeri più frasi argomentate per illustrare il rendimento dell'alunno. Condotta degli alunni determinante per la bocciatura – Naturalmente molti genitori docenti che hanno sostenuto le lotte degli studenti di questi giorni hanno colto il disegno che mascherava il pretesto di "fronteggiare la violenza e il bullismo nelle aule"; una persona di modeste capacità intellettive riesce facilmente a rendersi conto di come il voto in condotta non possa in alcun modo rappresentare nemmeno un palliativo al problema bullismo. Sembra un nostalgico ritorno all’insegnante che usava la bacchetta con gli alunni indisciplinati che tanto piace, evidentemente, alle frange più retrive della nostra società, sempre pronta ad alzare il dito contro l’altro diverso e svantaggiato.
Si è invocata la "tolleranza zero" contro chi osa infrangere le regole. Con il 5 in condotta si verrà automaticamente bocciati indipendentemente dal profitto conseguito nelle varie materie. Inoltre, il voto sul comportamento concorrerà a definire la media complessiva e perciò potrà costituire una sorta di arma di ricatto per i docenti (miopi e ottusi in tal caso), da usare in circostanze alquanto misteriose per arginare gli studenti più attivi e dinamici. Per isolare e punire in modo esemplare i "comportamenti scorretti"
la Gelmini
ha inoltre già messo in cantiere anche alcune modifiche allo Statuto degli studenti introdotto dall’ex-ministro della Pubblica Istruzione, Fioroni. Soprattutto per quanto riguarda le sanzioni, che saranno ulteriormente inasprite con periodi di sospensioni più lunghe, e che le scuole dovranno inserire nel regolamento di istituto già a partire dall'anno scolastico in corso. Ancora, le famiglie saranno coinvolte nella sottoscrizione del cosiddetto "Patto educativo di corresponsabilità" con il quale, tra l'altro, alunni e genitori si impegnano a risarcire tutti gli eventuali danni provocati nel corso dell'anno, all'istituzione e alle strutture scolastiche. Ad onor di cronaca, va ricordato che il voto in condotta era stato progressivamente eliminato da due riforme. La prima, del '77, aveva annullato il giudizio sulla condotta alle elementari e alle medie lasciandolo solo alle superiori. Poi lo statuto dello studente, entrato in vigore nel 2000, lo rese ininfluente ai fini della bocciatura anche alle superiori. Un altro capitolo è quello della "Educazione alla costituzione e alla cittadinanza" che sarà introdotta in tutte le scuole, ivi comprese quelle dell'infanzia e del primo ciclo. La nuova disciplina già da quest'anno sarà inclusa nel monte-ore di storia e geografia e probabilmente avrà anche una sua specifica valutazione. L'apprendimento riguarderà anche l’educazione ambientale, alla salute e insegnamento dell'educazione stradale. Le parole del ministro: "La scuola deve rimettere al centro la persona e preparare i ragazzi ad essere cittadini consapevoli dei diritti e dei doveri e conoscitori dei principi costituzionali". Parole vuote se non concepite come intenzionalmente diretta ad ammantare di perbenismo una legge mossa unicamente dall’esigenza di ridurre la spesa economica per la scuola pubblica.
Come si evince da questa e da tante altre affermazione del ministro, si nota una completa di disconoscenza della realtà scolastica che viene confermata anche dal curriculum del ministro (disponibile sul sito del ministero della pubblica istruzione). Nella scuola elementare gli insegnanti non hanno mai smesso di insegnare educazione civica; ma se questa nuova materia dovrà essere insegnata dagli attuali docenti di storia e geografia (area antropologica), con quali fondi il ministro farà fronte alla propagandata novità dal momento che il maestro unico dovrà essere depositario di ogni sapere? Infine, dietro dettatura del ministro dell’economia Giulio Tremonti si è pensato di ridurre il numero dei docenti della scuola elementare cancellando anni ed anni di sperimentazione e di attiva e prolifica ricerca in ambito pedagogico. Il maestro unico dovrebbe sostituire la collegialità di team, devastando le basi su cui poggia l’ordinamento professionale e organizzativo dell’ordine di scuola che rappresenta l’unico vero baluardo della qualità della cultura italiana all’estero.
Questa è, probabilmente, la novità più inquietante voluta dal ministro Tremonti. Infatti, a partire dal prossimo anno in via sperimentale e in progressiva successione sparirà l’organizzazione modulare della scuola elementare che sarà sostituita da un unico insegnante con tempo-scuola di ventiquattr’ore. Quali le conseguenze:
- La vitale programmazione settimanale di organizzazione della didattica e della pedagogia della classe che il team conduceva per ben 2 ore settimanali, non ha più motivo d’essere.
- Lo stesso destino sarà riservato alle ore di compresenza che, peraltro, già erano state in molte scuole utilizzate impropriamente per la sostituzione dei docenti assenti. Dunque, progetti di recupero, di integrazione, di eccellenza, ecc.,nonché, le stesse gite scolastiche, avranno spazi esigui.
- L’educazione all’immagine, l’educazione motoria e l’educazione musicale saranno confinati nel pomeriggio in una sorta di doposcuola che, stante l’austerità economica, non è difficile intuire su chi andranno a gravare.
- Inevitabilmente vi saranno circa 40.00 in meno tra docenti e personale ata nella scuola primaria. Questo avrà una ricaduta indiretta sugli organici del tempo pieno e sull’attuale offerta formativa della scuola elementare.
- Sarà immaginabile la chiusura di molte scuole di piccole località.
- Infine, da un lato si fa propaganda gratuita e inconcludente sul sostegno alle famiglie, dall’altro, si aumenta il loro disagio attraverso la riduzione del tempo scuola dei propri figli e l’evidente necessità di dover trovare nuove soluzioni che graveranno sui bilanci familiari.
I cambiamenti inerenti il reclutamento del personale – Le dichiarazioni del ministro Gelmini, tra le altre, hanno messo in luce l’intenzione di voler valutare anche l'operato dei docenti, perché l’obiettivo dovrà essere quello di premiare il merito e l'impegno con cospicui vantaggi sullo stipendio. Sul legame tra retribuzione e merito, ha sottolineato che "il 30% dei risparmi derivanti da razionalizzazioni della rete scolastica e taglio di alcuni posti sarà investito per premiare il merito e l'impegno degli insegnanti attraverso una progressiva differenziazione degli stipendi e la gerarchizzazione del corpo docente. È come se non bastasse, ha annunciato anche che nell'immediato futuro sarà cambiato il sistema di reclutamento dei docenti e che, al posto del concorso pubblico, come prevede l'articolo n. 97 della Costituzione, si potrà accedere all'insegnamento scolastico anche tramite "chiamata diretta" del preside con funzioni manageriali. La stessa filosofia di fondo il ministro pare volerla applicare alle università; in questo caso l’intenzione è quella di trasformare le scuole e le Università pubbliche in Fondazioni di natura privatistica, con evidenti gravi conseguenze sul piano frammentazione del sistema scolastico nazionale con Istituti e Atenei di serie "A" per i figli della borghesia che se li potranno permettere; e scuole e facoltà di serie "B" in cui saranno confinati i figli del proletariato che non hanno i mezzi economici per pagare le salatissime rette di iscrizione. Bisogna dire che anche i precedenti governi di centro-sinistra hanno contribuito, in una sorta di escalation distruttiva, ad affermare il principio di un’università di elite. Basti pensare alla schizofrenica metodologia di selezione degli studenti praticata attraverso i quiz di ingresso alle università italiane. Per non parlare poi degli ingenti costi di iscrizione e di sostentamento previsti per ogni studente universitario che contribuiscono a renderlo dipendente e subordinato all’economia della famiglia d’origine. La tracotanza mista a sprovvedutezza del ministro si legge in una delle sue tante affermazioni: "Quando tutte le scuole potranno costituirsi in Fondazioni sarà un bel giorno!". Conclusioni – Dal disegno generale della legge emerge in tutta evidenza l’intenzione di abbattere le fondamenta della scuola pubblica ed orientare l’istruzione della pedagogia italiana verso una gestione privatistica di stampo prevalentemente clericale. Chi potrebbe confutare che il ritorno al maestro unico si traduca in un depauperamento formativo e in una sorta di alfabetizzazione di classe? La scuola primaria nel nostro Paese, vero luogo d’eccellenza del sistema di istruzione italiano, si è arricchita nel corso degli anni della professionalità dei docenti che hanno espresso alte prestazioni nelle diverse aree disciplinari. Leggere, scrivere e far di conto non sembrano più calzare con la complessità della società attuale; i cambiamenti nel mondo del lavoro hanno trasformato le relazioni e i rapporti all’interno della società. Il team consente, peraltro, di far fronte al disagio sociale sempre crescente di nuclei familiari alle prese con crisi finanziarie e ritmi di lavoro incalzanti. La scuola elementare è riuscita a dare delle risposte di autentica eccellenza in termini di prevenzione primaria della devianza andando ben oltre le funzioni previste per il docente di scuola primaria. E va detto, che tale funzione sociale non è mai stata riconosciuta da nessun ministro e da nessun governo, tanto meno da altri professionisti della gestione della cosa pubblica o prezzolati giornalisti sempre pronti a rendere confusa e di difficile interpretazione la realtà. E così, la riduzione del tempo scuola per incanto, dovrebbe portare, secondo l’opinione del ministro Gelmini, ad una maggiore potenziamento della risposta culturale offerta dalla scuola. Vi immaginate la riduzione dell’orario scolastico nei successivi ordini di scuola? Anziché propugnare il prolungamento della partecipazione dei ragazzi e dei giovani alla vita pubblica attraverso proposte concrete di integrazione culturale, per togliere linfa alle organizzazioni e alle pratiche delinquenziali, si mira a ridurre la quantità di tempo scolastico a loro disposizione.
Inquietano non poco, inoltre, le direttive che prevedono nuovi poteri per ambiziosi e rampanti dirigenti scolastici in merito al reclutamento e alla gestione economica. Gli si affiderà anche l’agognato compito di licenziare i “docenti fannulloni”? Quale vera democrazia può esserci in una scuola senza un collegio docenti sovrano, che rappresenta a tutt’oggi un esempio di autentica libertà di espressione democratica? Trapela l’idea di una scuola assorbibile al modello privato del consiglio di amministrazione di una SpA, già sancita dalle varie normative e circolari ministeriali che sono giunte nelle segreterie delle scuole a partire dalla fine degli anni Ottanta. Dunque, quella blasonata autonomia scolastica che doveva rappresentare un’occasione di crescita per ogni istituzione scolastica ha spianato la strada ad una visione privatistica della scuola orientata ad istituire logiche di competizione (e di profitto?) che non potranno che condurre a nuove forme di controllo clientelare del lavoratore con ovvie conseguenze sulla vitale libertà di insegnamento.
Fortunatamente i giovani che si sono riversati nelle piazze in questi ultimi giorni sembrano averlo capito. In gioco non c'è solo il futuro della scuola pubblica, c'è il loro futuro. Questo Paese non è più in grado di garantire nulla alle nuove generazioni. Lavoro, pensioni, ricerca, servizi sociali. Le nuove generazioni dovranno battersi in tutte le sedi per poter vedere riconosciuto il loro diritto ad un’esistenza dignitosa.
In ultimo, un insight di consapevolezza per i movimenti di piazza. E’ evidente lo scoramento che affligge lavoratori e studenti nel constatare come i sindacati confederali, in particolare, nel corso degli anni si siano tramutati in una sorta di occulta macchina di repressione delle istanze progressiste provenienti dal mondo del lavoro e delle classi subalterne in genere. Il sindacato chiede di trattare. Ma su quale piattaforma e con quale idea di scuola? Quella della Gelmini? Parliamo di organizzazioni corresponsabili dello sfascio dell’Italia che hanno eletto a sistema il consociativismo con i potentati economici. I lavoratori e gli studenti si vedono spesso costretti ad avere una tessera sindacale per una sorta di vile ricatto istituzionale che con normative deliranti riesce a diffondere paura e incertezza.
I partiti “diversamente concordi” sedicenti di opposizione, non credo proprio meritino attenzione alcuna. Il destino del nostro paese è stato determinato in gran parte dalla loro latitanza e dalla loro brama di potere. Nella nostra Italia, la tendenza all’unico sta uniformando ogni anfratto speculativo. Grazie alle trame, peraltro, nemmeno occulte ormai (vedi riabilitazione del capo della Loggia massonica P2, Licio Gelli divenuto conduttore televisivo; nonché le gravissime dichiarazioni F. Cossiga), si è riusciti a perpetrare l’infausto disegno di creare un pensiero unico, mediatore di ogni forma di assuefazione e accondiscendenza verso l’autorità e i poteri forti.
*Giacomo Bortone,
Docente a contratto di Roma Tre, Facoltà di Scienze della Formazione.
per gli insegnamenti di Psicologia della formazione e Psicologia dei gruppi
Di Admin (del 31/10/2008 @ 18:40:32, in psroma, linkato 122 volte)
Di Admin (del 30/10/2008 @ 10:26:56, in psroma, linkato 174 volte)

Scuola, Socialisti romani: Contro dl, unica via e' il referendum
Roma, 29 OTT - "L'unica possibilità, per uscire da questa sciagura, può nascere solamente dal Popolo Italiano". Lo afferma in una nota il segretario dei socialisti romani Atlantide Di Tommaso che fa anche sapere come la federazione romana del Partito socialista, in vista della seduta di oggi al Senato stava già lavorando al referendum per abrogare la riforma Gelmini. "Siamo convinti -si legge nella nota - della necessità e giustezza di questo strumento, soprattutto in questo momento storico e politico che vede il Paese vivere una profonda crisi democratica. Per questo chiediamo a tutti i partiti politici, di non colorare e soffocare con la propria bandiera il movimento di protesta che attraversa,oggi, le nostre piazze. Questo è un movimento - spiega Di Tommaso - nato tra la gente e tra la gente deve restare. La politica deve sentire e fare propria la responsabilità di fornire gli strumenti tecnici e le risorse economiche per affrontare questa battaglia. Bisogna creare le condizioni per formare un Comitato Promotore per il Referendum, senza politici, composto dai rappresentanti del movimento, se occorre scelti anche con il metodo delle primarie.
Scuola, Ps Roma: Primarie per comitato promotore referendum
Roma, 29 OTT - Fare subito le primarie per eleggere i rappresentanti del comitato promotore per abrogare la riforma Gelmini. Questa è la proposta del partito Socialista di Roma. La politica - si legge in una nota - deve fornire soltanto gli strumenti tecnici e le risorse economiche per sostenere quella che potrebbe essere l'inizio di una nuova fase. La protesta non deve essere strumentalizzata per fini elettorali, ma deve essere aiutata dalla politica, che oggi ha la possibilità di riavvicinarsi alle persone. Il comitato promotore per abrogare la riforma Gelmini , non deve essere formato da chi parla politichese ma da chi vive la scuola e l'università “dentro e fuori" - conclude la nota socialista.
Di Admin (del 29/10/2008 @ 19:09:55, in psroma, linkato 106 volte)
La Federazione Romana del Partito Socialista, in vista della seduta di oggi al Senato stava già lavorando al Referendum per abrogare la riforma Gelmini. Siamo convinti della necessità e giustezza di questo strumento, soprattutto in questo momento storico e politico che vede il Paese vivere una profonda crisi democratica. L’unica possibilità, per uscire da questa sciagura può nascere solamente dal Popolo Italiano- si legge in una nota del segretario dei socialisti romani Atlantide Di Tommaso. Per questo chiediamo a tutti i partiti politici, di non colorare e soffocare con la propria bandiera il movimento di protesta che attraversa,oggi, le nostre piazze. Questo è un movimento nato tra la gente e tra la gente deve restare. La politica deve sentire e fare propria la responsabilità di fornire gli strumenti tecnici e le risorse economiche per affrontare questa battaglia. Bisogna creare le condizioni per formare un Comitato Promotore per il Referendum, senza politici, ma composto dai rappresentanti del movimento, se occorre scelti anche con il metodo delle primarie.
Di Admin (del 29/10/2008 @ 00:39:40, in psroma, linkato 122 volte)
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